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Aziende italiane: una su due nel corso del 2002 ha impiegato
lavoratori in nero: vittime soprattutto gli stranieri
Lavoro nero?
Nonostante gli sforzi del Governo per ridurre drasticamente il fenomeno,
gli interventi sembrano essere vani, o piuttosto "mal
percepiti" nel pensiero di molti imprenditori italiani...
L' Italia si conferma fanalino di coda d'Europa per assunzioni
lavorative regolari: un'azienda su due, nel corso dell'anno appena
passato, ha impiegato lavoratori in nero.
Su 21.431 aziende industriali, commerciali ed imprese agricole
ispezionate in tutta Italia, il 55% (pari a 11.859) si è servito di
lavoratori in nero. L'attività di ricerca è stata svolta nel 2002 dal
Comando dei carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro, il cui bilancio è
stato consegnato lunedì scorso al ministro del Welfare Roberto Maroni.
I dati confermano una tendenza che mostra come la propensione al
sommerso sia simile in ogni regione del Paese. Nord e sud d'Italia,
anche se con caratteristiche diverse, hanno fatto registrare la stessa
tendenza all'irregolarità.
Come spesso succede, vittime delle irregolarità di furbi imprenditori
risultano essere i cittadini immigrati.
I dati sono chiari: il Settentrione ha assunto manodopera
extracomunitaria abusiva nel terziario e nell'industria, il Meridione,
invece, imperversando nell'esercizio del "caporalato" ha fatto
lavorare stranieri abusivi soprattutto nell'agricoltura.
I cittadini extracomunitari trovati occupati nel corso delle ispezioni
dei carabinieri sono stati 12.350: di questi il 19,4% (cioè 2.396)
clandestini e il 26,5% (3.276) irregolari.
L'occupazione abusiva degli stranieri riguarda, al Nord, soprattutto
l'industria e il terziario, mentre al Sud l'agricoltura. A questo
riguardo, accertamenti sul fenomeno del "caporalato", cioè
l'intermediazione abusiva di manodopera sono stati fondamentali: 520 le
persone denunciate, 2.477 lavoratori irregolari e sei le vetture
sequestrate.
15 gennaio 2002
s.c. www.stranieriinitalia.it
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