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Nuove disposizioni per i permessi di
soggiorno
In molte città italiane si sta assistendo in questi giorni a manifestazioni
promosse da associazioni e rappresentanti delle comunità straniere che chiedono
il rispetto della legge sull'immigrazione da parte delle questure in merito ai
tempi di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno. La normativa prevede che
il permesso di soggiorno debba essere rilasciato entro 20 giorni dalla
presentazione dell'istanza. In molte città italiane e a Milano, in
particolare, i tempi si sono notevolmente allungati tanto da sfiorare gli otto
mesi di attesa.
La protesta nasce dalle grandi difficoltà che quotidianamente i cittadini
stranieri, in possesso della sola ricevuta di rinnovo del permesso di soggiorno,
incontrano nell'espletamento di pratiche di ordinaria amministrazione, quale
l'inserimento ai nidi e alle scuole materne dei propri figli, l'impossibilità
di lasciare il territorio italiano, l'assunzione regolare, il rilascio della
tessera sanitaria, il riconoscimento della residenza anagrafica e con questa
l'accesso ai servizi sociali, al bando delle case popolari.
Tutto ciò che apparentemente risulta semplice diventa impossibile se il
permesso di soggiorno è in rinnovo. Possedere un lavoro regolare rappresenta un
requisito essenziale per il rinnovo stesso e questo comporta, per portare alcuni
tra gli esempi più noti, il grave rischio per i cittadini stranieri di cadere
nella clandestinità se impossibilitati a trovare un lavoro regolare nelle more
del rinnovo del permesso. Un'altra situazione ricorrente relativa al rinnovo del
permesso è quella di madri sole con bambini, che non sono in grado di mantenere
i propri figli nell'impossibilità di inserirli al nido.
Dopo anni di denuncia di queste situazioni, il Senato ha approvato in questi
giorni il disegno di legge del Senato 3107 intitolato "Conversione in
legge del decreto legge 14 settembre 2004, n. 241", recante
disposizioni urgenti in materia di immigrazione che, all'art. 1 bis 5, prevede
una delle rare positive modifiche.
La norma stabilisce in particolare che il Ministero dell'Interno, al fine di
semplificare le procedure amministrative e ridurre gli oneri negli uffici della
Pubblica Amministrazione, possa stipulare convenzioni con soggetti non pubblici
o concessionari di pubblici servizi (es. Poste, banche, ecc.). La convenzione può
riguardare la raccolta e l'inoltro agli uffici delle questure delle domande,
dichiarazioni o atti dei privati indirizzati ai medesimi uffici, nonché lo
svolgimento di altre operazioni preliminari all'adozione dei provvedimenti
richiesti e l'eventuale inoltro, ai privati interessati, dei provvedimenti o
atti conseguentemente rilasciati.
Restano aperte alcune questioni, ad esempio ci chiediamo: come verrà gestita la
rilevazione delle impronte digitali? Come si potranno organizzare gli uffici
postali in tal senso?
Staremo a vedere se questa modifica verrà approvata anche alla Camera, e
conseguentemente se la disposizione verrà applicata seriamente.
21.10.2004
Caritas
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